La domanda arriva sempre nello stesso modo: ho i termosifoni, posso metterci una pompa di calore? La risposta breve è sì, e in Italia lo si fa ogni giorno. La risposta utile è un'altra: una pompa di calore rende con i radiatori quando l'impianto lavora a bassa temperatura di mandata, e questa pagina spiega come capire se il tuo ci arriva e cosa fare per portarcelo.
Sì, una pompa di calore lavora con i termosifoni
Una pompa di calore aria-acqua produce acqua calda esattamente come una caldaia: la manda nello stesso circuito, negli stessi tubi, negli stessi radiatori. Non c'è nessuna incompatibilità di principio, e non serve demolire l'impianto per passare al riscaldamento a pavimento.
La differenza sta nella temperatura a cui le due macchine lavorano volentieri. Una caldaia produce acqua a 70-80 °C senza perdere efficienza. Una pompa di calore ci arriva, ma più alza la temperatura di mandata più consuma: il regolamento europeo di ecoprogettazione (UE) 813/2013 distingue infatti le pompe di calore a bassa temperatura, dichiarate a 35 °C di mandata, da quelle per applicazione a media temperatura, dichiarate a 55 °C, e l'etichetta energetica prevista dal regolamento (UE) 811/2013 riporta due classi diverse proprio perché il rendimento cambia con la temperatura richiesta.
Il progetto quindi non è "pompa di calore sì o no": è a quale temperatura di mandata riesco a scaldare la casa. Sotto i 55 °C il conto torna quasi sempre; a 45-50 °C torna molto bene.
La variabile decisiva: la temperatura di mandata
Ogni grado di mandata risparmiato è efficienza guadagnata, perché la pompa di calore deve "sollevare" il calore dall'aria esterna fino alla temperatura dell'acqua: più corto è il salto, più calore consegna per ogni kWh elettrico assorbito. È il motivo per cui le schede tecniche dichiarano il COP sempre accoppiato a una condizione precisa (per esempio A7/W35: aria esterna 7 °C, acqua 35 °C), secondo il metodo della norma EN 14825 richiamata dal regolamento 813/2013.
Il primo controllo da fare è gratuito e lo puoi fare stasera: abbassa la mandata della caldaia a 55 °C e vivi la casa per qualche giorno freddo. Se le stanze arrivano in temperatura, magari più lentamente, l'impianto è già nella finestra giusta per una pompa di calore. Se resta fredda una stanza sola, il problema è quel radiatore, non l'impianto.
Quanta resa danno i radiatori a bassa temperatura
I radiatori non smettono di funzionare a 50 °C: danno meno potenza, in modo prevedibile. La norma UNI EN 442 fissa la potenza nominale dichiarata in catalogo a una differenza di 50 K fra la temperatura media dell'acqua e l'aria dell'ambiente, e la resa reale segue la differenza di temperatura elevata a un esponente che per i radiatori a piastra e in alluminio vale circa 1,3.
Tradotto in numeri, con ambiente a 20 °C:
| Mandata / ritorno | Differenza media | Resa rispetto al catalogo |
|---|---|---|
| 75 / 65 °C | 50 K | 100% (condizione di prova EN 442) |
| 65 / 55 °C | 40 K | circa 75% |
| 55 / 45 °C | 30 K | circa 52% |
| 45 / 40 °C | 22,5 K | circa 35% |
Ecco la buona notizia nascosta in questa tabella: i radiatori italiani sono quasi sempre stati sovradimensionati, e nel frattempo molte case hanno cambiato infissi o aggiunto isolamento, quindi il fabbisogno di oggi è più basso di quello per cui i termosifoni furono scelti. È frequente scoprire che a 55 °C l'impianto copre già tutto, e che serve intervenire solo su una o due stanze.
Come verificare stanza per stanza
La verifica seria si fa in tre passaggi, ed è il lavoro che deve comparire nel preventivo di un installatore che sa quello che fa.
- Calcolo del fabbisogno per ambiente. Si stimano le dispersioni di ogni stanza secondo la UNI EN 12831: quanti watt servono per tenerla a 20 °C nel giorno più freddo di progetto.
- Censimento dei radiatori. Modello, numero di elementi, altezza: da qui esce la potenza di catalogo di ciascuno.
- Confronto alla temperatura scelta. Si applica il fattore della tabella qui sopra e si guarda quali stanze restano scoperte.
Quasi mai il risultato è "bisogna rifare tutto". Quasi sempre è "tre radiatori su dodici vanno sostituiti".
Gli interventi che rendono i termosifoni compatibili
Sostituire solo i radiatori sottodimensionati. Un modello a piastra di pari ingombro può rendere sensibilmente di più di una vecchia colonna in ghisa, e si cambia in mezza giornata senza toccare le tubazioni.
Aggiungere ventilconvettori dove serve potenza. Nelle stanze difficili, un ventilradiatore muove aria sul corpo scaldante e restituisce piena potenza anche a 40-45 °C, occupando lo spazio di un termosifone.
Bilanciare l'impianto. Con l'acqua tiepida gli squilibri non si perdonano più: il bilanciamento dei circuiti e le valvole termostatiche con detentore regolabile portano la portata giusta a ogni corpo scaldante.
Lavorare sull'involucro, se puoi. Ogni intervento che riduce le dispersioni abbassa la temperatura di mandata necessaria: cappotto termico, isolamento del sottotetto, vetri più performanti. È la strada che migliora anche la classe energetica dell'immobile.
Impostare la curva climatica. La centralina fa variare la mandata in funzione della temperatura esterna: nelle mezze stagioni la macchina lavora a 35-40 °C e lì raccoglie il grosso del risparmio. Una pompa di calore va lasciata lavorare in continuo a bassa temperatura, non accesa e spenta come una caldaia.
Quanto si risparmia rispetto alla caldaia
Il confronto si fa con due numeri e una divisione. Una caldaia a condensazione restituisce al massimo circa 1,05 kWh di calore per ogni kWh di gas contenuto nel combustibile; una pompa di calore ne restituisce quanto dice il suo SCOP, il rendimento stagionale definito dalla EN 14825.
La spesa si equivale quando il rapporto fra il prezzo dell'elettricità e quello del gas, entrambi in euro per kWh, uguaglia il rapporto fra i due rendimenti. Con un SCOP di 3,0 il punto di pareggio sta intorno a 2,9: se l'elettricità ti costa meno di 2,9 volte il gas, riscaldare con la pompa di calore costa meno.
Per fare il conto sulla tua bolletta serve convertire il gas: ARERA adotta convenzionalmente un potere calorifico superiore di 0,03852 GJ per standard metro cubo, cioè circa 10,7 kWh per Smc. Dividi la spesa gas per i metri cubi, poi per 10,7, e hai il tuo euro/kWh da confrontare con quello dell'energia elettrica.
Il risparmio cresce con il SCOP, e il SCOP cresce quando la mandata scende: è di nuovo la stessa leva. Portare l'impianto da 65 a 50 °C vale più di qualsiasi scelta di marca.
Incentivi disponibili nel 2026
La sostituzione del generatore con una pompa di calore rientra fra gli interventi agevolati. La legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio 2025) ha ridefinito le aliquote della detrazione per il recupero edilizio: per le spese sostenute nel 2026 e nel 2027 vale il 36% sull'abitazione principale e il 30% sugli altri immobili, entro i limiti di spesa previsti. La stessa norma esclude invece dall'agevolazione le caldaie alimentate unicamente da combustibili fossili, in coerenza con la direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica in edilizia, che dal 1° gennaio 2025 chiede agli Stati membri di non incentivare più le caldaie a fossile autonome.
In alternativa alla detrazione c'è il Conto Termico, che eroga un contributo in conto capitale gestito dal GSE anziché uno sconto fiscale spalmato negli anni: le due strade non sono cumulabili sullo stesso intervento, quindi conviene farsi fare il conto in entrambe le versioni prima di firmare. I dettagli su costi e taglie li trovi nella guida a costi e incentivi della pompa di calore.
In sintesi
I termosifoni non sono un ostacolo: sono un vincolo di temperatura. Misura il fabbisogno stanza per stanza, prova la casa a 55 °C, sostituisci i pochi radiatori che non ce la fanno, bilancia il circuito e imposta la curva climatica. Con queste cinque cose fatte bene, la pompa di calore lavora sull'impianto che hai già e ti restituisce tre kWh di calore per ognuno che paghi.