Direttiva case green (EPBD): cosa prevede e cosa cambia per la tua casa

Direttiva case green (UE 2024/1275): obiettivi 2030 e 2035, edifici a emissioni zero, APE e cosa conviene fare oggi sulla propria abitazione.

La direttiva case green è il testo europeo che orienta i prossimi dieci anni dell'edilizia residenziale italiana. Attorno ad essa circolano molte semplificazioni, alcune sbagliate. Vale la pena leggerla per quello che dice davvero: un percorso di miglioramento del patrimonio edilizio nazionale, accompagnato da incentivi, che nella pratica premia chi si muove per tempo.

Che cos'è la direttiva case green

Il nome tecnico è Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell'edilizia, nota come EPBD IV perché è la quarta revisione della Energy Performance of Buildings Directive. È stata approvata dal Parlamento europeo il 12 marzo 2024 ed è entrata in vigore il 28 maggio 2024; il termine per il recepimento negli ordinamenti nazionali è il 29 maggio 2026.

L'obiettivo finale dichiarato dal testo è un parco edilizio a emissioni zero entro il 2050. Il percorso per arrivarci passa da obiettivi intermedi che gli Stati membri devono raggiungere sul totale degli edifici, non sul singolo immobile.

È il punto più frainteso della materia, e conviene chiarirlo subito.

Gli obiettivi al 2030 e al 2035

Per il residenziale, l'articolo 9 della direttiva chiede a ciascuno Stato membro di ridurre il consumo medio di energia primaria dell'intero parco abitativo, prendendo come riferimento il 2020:

  • almeno −16% entro il 2030;
  • tra −20% e −22% entro il 2035.

La direttiva aggiunge un criterio di equità: almeno il 55% della riduzione deve provenire dalla riqualificazione del 43% di edifici residenziali con le prestazioni peggiori. L'obiettivo, cioè, va raggiunto lavorando sugli immobili che consumano di più, non sommando piccoli miglioramenti su edifici già efficienti.

Per il non residenziale il meccanismo è diverso e opera per soglie: entro il 2030 tutti gli edifici devono superare la soglia corrispondente al 16% peggiore del parco, e entro il 2033 quella corrispondente al 26% peggiore.

Il punto essenziale: la direttiva non impone al singolo proprietario di portare la propria casa a una determinata classe entro una data. Gli obiettivi sono nazionali e aggregati; sono gli Stati membri a decidere, con il piano nazionale di ristrutturazione, quali strumenti — incentivi, requisiti in caso di vendita o ristrutturazione, standard minimi — usare per raggiungerli.

I nuovi edifici a emissioni zero

Sulle nuove costruzioni la direttiva è invece precisa e prescrittiva. Lo standard Zero Emission Building diventa obbligatorio:

  • dal 1° gennaio 2028 per i nuovi edifici di proprietà di enti pubblici;
  • dal 1° gennaio 2030 per tutti gli altri nuovi edifici.

Un edificio a emissioni zero ha fabbisogno energetico molto basso, coperto da fonti rinnovabili prodotte in loco, da una comunità energetica o da teleriscaldamento efficiente, e non produce emissioni in sito da combustibili fossili.

La direttiva introduce anche il calcolo del potenziale di riscaldamento globale (GWP) sul ciclo di vita: dal 1° gennaio 2028 per i nuovi edifici con superficie superiore a 1.000 m², dal 1° gennaio 2030 per tutti i nuovi edifici. E prevede l'obbligo di installazione di impianti solari su edifici pubblici e non residenziali con superficie superiore a 250 m², con prima scadenza al 31 dicembre 2026.

Che cosa cambia per le caldaie

Sul riscaldamento la direttiva agisce soprattutto sulla leva economica. Dal 1° gennaio 2025 non sono più previsti incentivi pubblici per le caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili. Restano sostenibili gli impianti ibridi — pompa di calore abbinata a caldaia — e naturalmente le tecnologie rinnovabili.

Non c'è alcun divieto immediato di usare la caldaia che si ha in casa, né obbligo di sostituirla. C'è però un orizzonte: il testo indica il 2040 come traguardo per l'eliminazione progressiva dei generatori a combustibili fossili nel riscaldamento.

Per chi deve decidere oggi la sostituzione, questo sposta il calcolo di convenienza a favore delle soluzioni elettriche o ibride. I due confronti utili sono la guida alla pompa di calore per la casa e quella sulla sostituzione della caldaia, mentre il Conto Termico 3.0 è il canale di finanziamento più diretto per il passaggio.

APE e classi energetiche

La direttiva chiede agli Stati membri di armonizzare gli attestati di prestazione energetica su una scala comune A–G, dove la classe A corrisponde agli edifici a emissioni zero e la classe G al 15% peggiore del parco nazionale. Gli APE dovranno inoltre riportare più informazioni: emissioni, fabbisogno, raccomandazioni di intervento.

Per l'Italia significa una revisione della classificazione attuale, oggi articolata da A4 a G. Chi vuole capire come funziona il sistema in vigore e come si legge il proprio attestato trova tutto nella guida sulla classe energetica, nella tabella delle classi energetiche e nell'articolo sull'APE.

Un effetto già visibile riguarda il mercato immobiliare: la classe energetica è un dato obbligatorio in ogni annuncio di vendita e locazione, e pesa sempre di più sul prezzo trattato.

A che punto è l'Italia

Il termine di recepimento della direttiva è il 29 maggio 2026. L'Italia non ha ancora adottato il provvedimento di recepimento: la Legge di delegazione europea 2025, approvata dal Consiglio dei ministri il 22 luglio 2025 con procedura d'urgenza, non include la Direttiva (UE) 2024/1275 fra quelle delegate al Governo.

L'assenza ha suscitato prese di posizione da parte di associazioni di categoria e ambientaliste, fra cui ANCE, Legambiente, Kyoto Club, WWF, Greenpeace e la Federazione ANIE, che chiedono tempi certi anche per dare stabilità al quadro degli incentivi.

Per il proprietario di casa la conseguenza pratica è semplice: le regole operative arriveranno con la norma nazionale di recepimento, ed è quella da seguire per capire quali strumenti — detrazioni, contributi, requisiti — accompagneranno il percorso.

Cosa conviene fare oggi

La direzione è chiara e non cambierà: consumi più bassi, riscaldamento elettrico o rinnovabile, edifici che producono parte della propria energia. Muoversi ora significa scegliere con calma e con gli incentivi ancora disponibili.

La sequenza che funziona nella maggior parte delle abitazioni:

  1. Partire dai dati. Un APE aggiornato o una diagnosi energetica dicono dove si perde davvero energia, evitando interventi decisi a intuito.
  2. Lavorare sull'involucro. È la parte che riduce il fabbisogno alla radice e rende efficaci tutti gli interventi successivi: cappotto termico e sostituzione degli infissi.
  3. Rinnovare il generatore. Con un involucro migliorato, la pompa di calore lavora a temperature basse e con rendimenti alti.
  4. Produrre energia. Il fotovoltaico, da solo o in comunità energetica, chiude il cerchio e alimenta la pompa di calore.

È lo stesso percorso descritto nella nostra guida all'efficientamento energetico: ogni tappa migliora la classe energetica dell'immobile e, insieme, il suo valore di mercato. La direttiva case green non fa altro che rendere quel percorso la strada principale.

Häufig gestellte Fragen

La direttiva case green obbliga a portare la mia casa in classe E o D?

No. Per il residenziale la Direttiva (UE) 2024/1275 fissa obiettivi sul parco edilizio nazionale nel suo insieme — almeno −16% di consumo medio di energia primaria entro il 2030 e tra −20% e −22% entro il 2035 rispetto al 2020 — e non requisiti di classe sul singolo immobile. Gli strumenti concreti li definirà la norma italiana di recepimento.

Da quando i nuovi edifici devono essere a emissioni zero?

Dal 1° gennaio 2028 per i nuovi edifici di proprietà di enti pubblici e dal 1° gennaio 2030 per tutti gli altri nuovi edifici. Lo standard richiede fabbisogno molto basso, copertura da fonti rinnovabili e assenza di emissioni in sito da combustibili fossili.

Devo sostituire la caldaia a gas?

Non c'è alcun obbligo immediato di sostituzione. Dal 1° gennaio 2025 sono però venuti meno gli incentivi pubblici per le caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili, mentre gli impianti ibridi restano sostenibili; la direttiva indica il 2040 come orizzonte per la progressiva uscita dai generatori fossili.

L'Italia ha recepito la direttiva?

Non ancora. Il termine di recepimento è il 29 maggio 2026 e la Legge di delegazione europea 2025, approvata dal Consiglio dei ministri il 22 luglio 2025, non include la Direttiva (UE) 2024/1275. Le regole operative per i proprietari arriveranno con il provvedimento nazionale.

Cambieranno le classi energetiche degli APE?

Sì. La direttiva chiede agli Stati membri di armonizzare gli attestati su una scala A–G comune, con la classe A riferita agli edifici a emissioni zero e la classe G al 15% peggiore del parco nazionale, e con più informazioni su emissioni e interventi raccomandati.

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